Napoli sconosciuta. Palazzo Spinelli di Laurino e il suo fantasma

Proseguendo nei nostri itinerari partenopei, è facile percorrere le strade del centro storico e passare davanti quasi con indifferenza davanti a luoghi che celano storie particolari, a tratti anche macabre. Tutti noi conosciamo la celebre via dei Tribunali, corrispondente all’antico Decumano maggiore e che trova le sue origini nell’antico asse stradale greco, ebbene tra i tanti monumenti ed edifici di grande valore storico-artistico, al civico 362 di fronte alla pizzeria Sorbillo, si trova il Palazzo Spinelli di Laurino. Una struttura affascinante, scelta anche come set cinematografico in tre film legati al grande Marcello Mastroianni: Maccherroni, in cui il palazzo è l’abitazione del protagonista; Giallo Napoletano e La Pelle in cui lo stesso Mastroianni assiste a due eventi misteriosi. La sua storia architettonica però risale al XV secolo quando era parte di un complesso di più edifici tra i quali l’abitazione del grande poeta umanista Giovanni Pontano (1429-1503). Nel XVI secolo la struttura passò alla famiglia Spinelli i cui membri erano stati nominati Duchi di Laurino e in particolare, nel 1767, Troiano Spinelli di Laurino aveva curato i restauri del palazzo affidando i lavori molto probabilmente a Ferdinando Sanfelice, uno dei più creativi architetti del tempo e autore delle famose scale a doppia rampa. Anche per questo palazzo è infatti presente una doppia scalinata con balaustra, che collega il piano nobile, caratterizzato da archi a tutto sesto, con il portale che presenta nicchie con le statue degli avi, a loro volta sormontate dagli stemmi di famiglia. Si tratta di una sorta di quinta teatrale che si in­ne­sta­ su di un cor­ti­le per poi es­se­re pro­ietta­ta verso l’in­gres­so, di­ve­nen­do quasi un espe­dien­te sce­no­gra­fi­co che in­vi­ta­ i vi­si­ta­to­ri ad en­tra­re. Ma la particolarità del cortile è che, dall’originaria pianta quadrata, fu trasformato in uno spazio ellittico, un unicum nella scena partenopea. Esso è caratterizzato da due ordini: in quello inferiore, con bugne alternate ad archi e nicchie, si trovano anche otto medaglioni con figure mitologiche e due clipei con busti realizzati da Nicola Massari, mentre in quello superiore le lesene dividono archi e finestroni. In alto, al centro, è posto un orologio in piastrelle, sul quale è posta la statua dell’Immacolata, mentre ai lati sono presenti dodici statue allegoriche scolpite da Jacopo Cestaro. Al palazzo fu poi affiancata anche una cappella di famiglia con l’ingresso indipendente su via Fico al Purgatorio. Insomma un edificio sontuoso destinato ad una famiglia di alto lignaggio. Tuttavia, è proprio il caso di dire che tutti nascondono degli scheletri nell’armadio. Questo palazzo è infatti legato ad una vicenda alquanto triste e macabra in quanto la tradizione vuole sia popolato dal fantasma di una fanciulla che ancora oggi si sente piangere sullo scalone d’ingresso. Si tratta di Bianca, una ragazza che, orfana dei propri genitori, divenne la damigella della nobile Lorenza Spinelli, una donna crudele e cinica che pur non degnando di attenzioni verso il marito, era gelosa delle attenzioni che quest’ultimo aveva nei confronti della fanciulla. La storia vuole che nel momento in cui il duca partì per la guerra, entrato nelle stanze della moglie per porgerle il suo saluto, si sentì rispondere bruscamente e andato via piuttosto seccato, incrociò in quell’attimo i dolci occhi della bella Bianca, intenta a pettinare la sua signora, riflessi in tutta la loro comprensione nello specchio della stanza. Uno sguardo innocente ma sufficiente di per sé a destare sospetti nella mente di Lorenza che gliela fece pagare duramente. L’innocente Bianca fu infatti murata viva in una delle stanze del Palazzo e si narra che prima di scomparire al mondo pronunciasse queste terribili parole: ”Famme pure mura’ viva, ma in allegrezza o in grannezza tu me vidarraje.” (Fammi pure murare viva ma sia che accadano momenti lieti o disgrazie, tu mi vedrai). Leggenda vuole infatti, che la fanciulla sia apparsa agli Spinelli sempre tre giorni prima di sciagure familiari o di lieti eventi e nel primo caso con un velo nero sul capo. Tuttavia i napoletani dicono che Bianca non sia andata mai via da quel palazzo ma vaghi ancora per le sue stanze e molte sono le testimonianze di persone che l’hanno vista piangere o addirittura camminare sul cornicione per poi sparire. Insomma da quasi due secoli il fantasma abita il Palazzo.
E’ vero, leggende simili ce ne sono tante in giro a Napoli, e molto probabilmente la storia di Bianca è mutuata da una vicenda trevigiana che narra appunto di una giovane e bella ancella che sarebbe stata murata viva a causa della gelosia della sua padrona e che apparirebbe annunciando gioie o lutti, ma derivata o meno, nulla toglie al fascino che tale mistero dona al Palazzo Spinelli di Laurino che però, come tanti altri, versa oggi in stato di degrado ed urge anche per questa struttura un’opera di consolidamento e restauro.

 

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