Napoli sconosciuta: Palazzo Penne e il patto col diavolo

Napoli è una città dai mille volti e anche se si può avere l’impressione di conoscerla, in realtà essa cela sempre dei lati nascosti e misteriosi, frutto della sua storia millenaria e della sovrapposizione di culture che nel corso dei secoli hanno contribuito a darle la sua peculiare configurazione storico-artistica.
Tra gli itinerari turistici cittadini, tuttavia, sono rari i casi in cui si visitano gli edifici meno noti che però hanno tanto da raccontarci. E’ il caso di Palazzo Penne o palazzo del diavolo.
Prima di imbatterci nella leggenda legata a questo edificio, cerchiamo di capire dove, quando e da chi fu realizzato. Esso è ubicato in Largo dei Banchi nuovi, alle spalle di Palazzo Giusso, sede dell’Università L’Orientale e rappresenta uno dei rari esempi di architettura civile rinascimentale ancora presenti nel centro di Napoli. Esso fu infatti costruito nel 1406 da Antonio di Penne (o Penne), segretario, consigliere particolare di re Ladislao d’Angiò Durazzo e “imperial notaro”.Talmente elevato era il suo prestigio a corte, che ottenne l’autorizzazione ad erigere il proprio monumento funebre in Santa Chiara, luogo esclusivo della nobiltà angioina, architetto il Baboccio, cui si attribuisce anche la costruzione del palazzo. Questo è caratterizzato da elementi tipici dell’architettura toscana e Catalana ed è articolato su tre livelli. La facciata è particolare perchè fonde il bugnato di piperno con la trachite, una roccia compatta di colore cinerino-giallognolo. Numerose sono le allusioni al proprietario e alla casa reale, come le bugne con incisa la penna (riferibile al ruolo di segretario) e il giglio angioino. Il portale centrale presenta poi nella cornice marmorea una sorta di cartiglio con l’iscrizione tratta da due versi latini di un epigramma di Marziale: «Qui ducis vultus nec aspicis ista libenter omnibus invideas in-vide nemo tibi», ovvero: Tu che non volti la faccia e non guardi volentieri questo (palazzo) o invidioso, invidia pure tutti, nessuno invidia te. Un proprietario dunque un po’ superstizioso e che ben si inserisce nella cultura napoletana. Nella parte superiore del portale invece, è presente lo stemma della casa reale Angiò-Durazzo e l’anno di costruzione “Ventesimo anno del regno di re Ladislao…”, ciò stava a significare della protezione che la famiglia Penne godeva presso il sovrano. Entrando nel palazzo, si accede ad un cortile interno, arricchito da un bel portico a cinque arcate con un grazioso giardino ancora oggi in parte conservato, ma nel corso dei secoli l’impianto originario è stato rimaneggiato e trasformato subendo continue spoliazioni oltre che ad essere anche occupato abusivamente.
Tuttavia questo palazzo, dove sono tuttora in corso restauri, ha la sua particolarità proprio perchè a Napoli è conosciuto come palazzo del diavolo. La leggenda narra che Antonio Penne quando arrivò a Napoli, si invaghì di una bellissima fanciulla ma purtroppo il suo amore non era corrisposto, anzi la ragazza per levarselo di torno, gli fece una promessa: lo avrebbe preso in sposo a patto che fosse stato in grado di costruire un palazzo reale in una sola notte. Un’impresa che avrebbe scoraggiato chiunque data l’impossibilità umana di portarla a termine, ma ecco che intervenne il diavolo Belzebù. Penne, che voleva a tutti i costi conquistare la fanciulla chiese aiuto proprio al demonio stipulando con lui un patto. Avrebbe ottenuto il palazzo in cambio della sua anima. Il diavolo gli fece firmare un contratto scritto e firmato con il sangue ma Penne, con scaltrezza tutta partenopea, aveva posto una condizione, aveva cioè posto una clausola che prevedeva che avrebbe ceduto la sua anima solo se il demonio avesse contato tutti i chicchi di grano che egli avrebbe cosparso nel cortile del palazzo da costruire. In caso di errore, il diavolo avrebbe perso tutti i diritti sul patto stipulato.Il diavolo gli costruì così quel meraviglioso palazzo ma al momento della prova, l’astuto Penne aveva sparso per tutto il terreno dei chicchi di grano mischiati a della pece in modo tale che i chicchi, attaccandosi alla pece, sarebbero diventati difficili da contare in maniera corretta attaccandosi alle mani del demonio. Infatti, quando Belzebù comunicò il numero dei chicchi che a suo avviso erano stati disseminati per tutto il terreno, non fu preciso, errando di ben cinque chicchi. In tal modo Il diavolo perse e con grande rabbia fu a questo punto obbligato a rinunciare all’anima di Penne che si fece il segno della croce e si sentì improvvisamente un boato. Sotto i piedi del diavolo si aprì una grossa voragine, e lui, per l’umiliazione subita, si gettò giù per il buco sparendo per sempre. Quel buco oggi è un antico pozzo, situato proprio all’interno del Palazzo Penne. La leggenda narra che si tratti della porta degli inferi, lì dove il demonio sprofondò e scomparve. Non si sa però che fine fece la fanciulla.
Insomma, realtà o leggenda, questo Palazzo resta uno dei più belli di Napoli, ma la maledizione del diavolo sembra aver sortito i suoi effetti nei confronti della struttura che aveva costruito, in quanto oggi versa in un forte stato d’incuria e degrado. Gli interventi di restauro sono ormai fermi dal 2013 mentre potrebbe davvero diventare un polo di attrazione per la zona in cui si trova e che anch’essa sembra essere stata dimenticata dagli amministratori locali.

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