Leda e il cigno: di chi è l’uovo?

Nella mitologia greca sono numerosi i racconti delle avventure amorose di Zeus con dee e donne mortali. Per unirsi all’oggetto momentaneo del suo desiderio egli ricorreva ad ogni tipo di inganno e trasformazione, per evitare che sua moglie Era scoprisse i suoi tradimenti: prese le sembianze di Anfitrione per unirsi ad Alcmena; si trasformò in pioggia per possedere Danae, in toro per rapire e far sua Europa, in cigno per unirsi a Leda.

Sul mito di Leda la tradizione antica riporta diverse varianti: la recente scoperta dell’affresco a Pompei raffigurante una donna con un cigno in grembo-Leda e Zeus in forma di cigno- testimonia la diffusione di una delle forme in cui il racconto era noto.

Il mitografo Apollodoro nella sua Biblioteca (III 10, 5-6) riporta le diverse tradizioni del mito. Egli racconta che Leda era figlia di Testio e di Euritemi ed aveva sposato il re di Sparta Tindaro. Nonostante fosse sposata, Zeus si unì a lei, dopo essersi trasformato in cigno, e la fecondò. Nella stessa notte anche Tindaro si unì alla moglie. Al termine della gravidanza Leda partorì un uovo, dal quale uscirono quattro figli, due maschi e due femmine: Castore ed Elena figli di Zeus e Polluce e Clitemnestra concepiti da Tindaro, i primi due immortali, gli ultimi mortali.

A questo punto il mitografo illustra una variante del mito, confutando la maternità biologica di Leda per Elena. La bellissima donna che avrebbe poi scatenato con il suo rapimento la guerra di Troia era figlia di Zeus e di Nemesi, la dea della vendetta. Il padre degli dei, infatti, per unirsi a Nemesi, che, invece, lo rifiutava e per sfuggirgli si era trasformata in oca, aveva preso le sembianze di un cigno ed era riuscito, così, ad unirsi a lei e a fecondarla. La dea, infatti, partorì un uovo, che un pastore trovò nei boschi e portò in dono a Leda, che lo custodì fino a quando non nacque Elena, che allevò come se fosse sua.

Pausania nella Periegesi della Grecia (I cap. XXXIII 7-8) descrivendo l’Attica e parlando della statua della dea Nemesi, afferma che i Greci ritenevano che tale divinità fosse la madre di Elena e che Leda l’avesse soltanto cresciuta; oltre a questo dato si afferma anche la paternità di Zeus. Leda avrebbe solo allevato Elena, nata dall’uovo fecondato da Zeus e partorito da Nemesi.

Nonostante, come si è visto, Elena venga in entrambi i racconti considerata figlia di Zeus, nell’Iliade viene ricordata sempre come figlia di Tindaro. Stessa cosa accade anche a Castore e Polluce, ritenuti entrambi figli di Tindaro (Odissea XI 289-304: nella sua discesa negli Inferi Odissea racconta di vedere Leda, la moglie di Tindaro, la quale a lui generò due figli dall’animo forte, Castore domatore di cavalli e Polluce abile pugile, la terra generatrice copre entrambi vivi), quando in realtà il primo era figlio di Zeus, il secondo di Tindaro, ma tanto uniti che in seguito alla morte di Polluce ottennero di poter vivere insieme un giorno tra i mortali e un giorno tra gli dei.

Nelle Metamorfosi (VI v.109), Ovidio, narrando il mito di Aracne e in particolare descrivendo l’arazzo che la fanciulla aveva realizzato nella sua contesa con Atena, afferma che tra le altre figure vi era anche “Leda sdraiata sotto le ali del cigno”.

Si delineano, dunque, due varianti del mito di Leda, con conseguente attribuzione di una diversa paternità per Elena e Castore e di una diversa maternità per Elena. Da una parte Leda subisce l’unione con Zeus (le divinità non si curano del consenso delle loro amanti) concependo con lui Polluce e Elena; dall’altra il suo coinvolgimento è secondario perché estraneo al concepimento, che avrebbe coinvolto Nemesi e Zeus. Di conseguenza, dal momento che si parla solo di Elena come figlia di Nemesi, sia Castore che Polluce in questa tradizione sarebbero figli di Tindaro. Ciò che è costante è la trasformazione di Zeus in cigno e il parto di un uovo dal quale, poi, sarebbe nata Elena.

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