I Saturnalia, il Sol Invictus e il Natale

Alcune nostre tradizioni, anche religiose, affondano le radici nella cultura pagana, conservandone il ricordo sotto simili e allo stesso tempo diverse festività. È il caso del nostro Natale, festa cattolica che celebra la nascita del figlio di Dio fattosi uomo.

Gli antichi romani nel mese di dicembre – mese che prima della riforma del calendario attribuita al secondo dei famosi sette re, Numa Pompilio, costituiva il decimo mese dell’anno- celebravano una festività detta ‘Saturnalia’. Questa festa prendeva il nome dall’antica divinità italica Saturno, che, dicono le fonti, presiedeva all’agricoltura, favorendo raccolti abbondanti e proteggendo le sementi (satus in latino indicava l’atto della semina). Egli giunse nel Lazio dal mare e venne accolto da Giano, il dio bifronte degli inizi, che veniva rappresentato con due volti, uno rivolto al passato, l’altro al futuro, divinità dalla quale prese il nome quello che è diventato poi il primo mese dell’anno, Gennaio.

Saturno insegnò a Giano l’arte dell’agricoltura e venne da questi associato al potere. I Saturnia regna furono caratterizzati da raccolti abbondanti, assenza di guerre e di discriminazione sociale. Quando Saturno sparì Giano chiamò in suo onore Saturnia la terra che governava e istituì dei riti per onorarlo: i Saturnalia. Questi venivano celebrati dal 17 al 23 dicembre e volevano ricordare l’età dell’oro che si era vissuta sotto il regno di Saturno: ogni attività pubblica veniva sospesa, le guerre venivano evitate, si banchettava, il gioco d’azzardo era permesso ed erano invertite le relazioni sociali, per cui in questi giorni il servo poteva essere servito dal suo padrone, in memoria dell’uguaglianza che vigeva in quei tempi. Durante questa settimana di feste la statua di Saturno, tenuta legata con della lana per il resto dell’anno nel suo tempio sul Campidoglio, veniva sciolta, a simboleggiare il ritorno al regno aureo di Saturno.

In seguito, Saturno venne identificato, come spesso succedeva alle divinità del pantheon romano, con il Cronos della mitologia greca, padre di Zeus, che, prima di essere da lui spodestato, aveva messo fine al potere di suo padre Urano evirandolo con una falce datagli da sua madre Gea; per questo motivo, era raffigurato con una falce, strumento presente anche nell’iconografia dell’italico Saturno, che in questo caso, però, indicava la sua conoscenza dell’agricoltura e non lo strumento con il quale il greco Cronos aveva conquistato il potere.

I Saturnalia erano, dunque, caratterizzati da una settimana durante la quale erano bandite la guerra e ogni tipo di conflitto sociale, in memoria dell’antica e mitica pace e prosperità del regno di Saturno.

Ancora a dicembre, cadeva il solstizio (dal latino sol e sto ‘sole fermo’) d’inverno e il 25 dello stesso mese veniva celebrata la festa del Dies Natalis Solis Invicti– il ‘giorno natale del Sole Invitto’, la divinità solare che tornava a vincere le tenebre delle lunghe notti buie con la sua luce, divinità che venne poi assimilata al culto di Mitra, dio persiano della luce. La data di queste celebrazioni- così come il suo nome- venne, poi, ripresa dai cristiani, che sostituirono così una celebrazione pagana e la inglobarono della propria liturgia, facendone il giorno in cui era venuta alla luce la luce del figlio di Dio. A confermare quanto detto, nel Cronografo, un calendario illustrato, del 354 si dice che nella stessa data, 25 dicembre, veniva celebrata la festa del Sol Invictus e la nascita di Gesù.

Sin dall’antichità la luce era stata assimilata alla divinità: ne dà testimonianza il lessico: il dies latino indicava la luce del giorno e presentava la stessa radice in deus e divinus e nel greco θεóς (theós) “dio”.

In un trattato latino dei primi anni del IV secolo d. C. dal titolo De solstitiis et aequinoctiis si tratta del rapporto del solstizio d’inverno con il giorno natale di Gesù e si legge: “Ma (questo giorno), essi lo chiamano anche ‘Natale del Sole invitto’. Ma che cosa è cosi invitto come nostro Signore, che annientò e vinse la morte? E se quelli chiamano questo giorno il ‘Natale del Sole’, Egli è il Sole di giustizia, di cui il profeta Malachia ha detto: ‘Divinamente terribile si leverà davanti a voi il suo nome come sole di giustizia e scampo è sotto le sue ali.”

Dunque, i festeggiamenti dei Saturnalia, il nome della festa che celebrava la luce che ritornava a splendere dopo il solstizio d’inverno con le celebrazioni del Sol Invictus confluirono, con l’avvento del Cristianesimo, nel Natale di Gesù, luce del mondo, portatore di pace.

I commenti sono chiusi.