Elezioni USA, i democratici conquistano la Camera, i repubblicani mantengono il Senato

Strappato uno dei due rami del Congresso all’amministrazione Trump da parte dei democratici, che vincono anche numerose posizioni da governatore. Trump esulta per il risultato ma il Paese risulta diviso

I risultati delle elezioni di mid-term degli Stati Uniti sono ormai piuttosto chiari: i democratici hanno ripreso vigore conquistando la Camera dei rappresentanti con più seggi di quanto pronosticato, mentre il Senato resta nelle mani dei repubblicani che lo controllano più saldamente di prima. L’amministrazione Trump, dunque, perde uno dei due rami del Congresso e avrà vita più difficile nell’approvazione delle leggi e nel portare avanti l’agenda del Presidente. Trump esulta su Twitter, ignorando come sempre i risultati e la realtà dei fatti: «Una incredibile vittoria stanotte, grazie!», ma il Paese risulta diviso. Esulta anche Nancy Pelosi, capogruppo democratico alla Camera, che afferma: «Non si tratta solo di una vittoria dei democratici, è la vittoria delle regole costituzionali e dei controlli sull’amministrazione Trump». Gli americani hanno rinnovato l’intera Camera dei deputati – 435 seggi – oltre un terzo dei 100 senatori – 35 – e 36 governatori su 50, oltre alle cariche dei parlamenti dei singoli Stati. Trump aveva trasformato la corsa in un referendum su di sé: una sfida dei democratici uniti contro di lui, e non contro il Partito repubblicano. La stessa strategia era risultata vincente nelle elezioni presidenziali del 2016, quando il tycoon aveva subito duri attacchi anche da membri del Partito repubblicano.
Tra le corse più importanti per il Senato, risulta confermato il repubblicano Ted Cruz come senatore del Texas nella sfida all’ultimo voto con il democratico Beto O’Rourke, che è riuscito quasi a strappare il seggio al candidato alle presidenziali 2016: l’astro nascente del Partito democratico ha conquistato oltre il 48% delle preferenze e si è imposto all’opinione pubblica come uno dei possibili candidati democratici per il 2020. La sua resta una delle corse più sorprendenti di queste elezioni, considerata la difficoltà di abbattere la supremazia repubblicana in una vera roccaforte del Grand Old Party come il Texas. Non sono riusciti poi i democratici a riconquistare i seggi al Senato in Indiana e North Dakota, entrambi passati ai repubblicani, e così in Missouri e Tennessee. Restano invece democratici West Virginia e New Jersey, dove entrambi i senatori in corsa sono stati riconfermati, così come due dei personaggi più in vista del Partito: Elizabeth Warren, riconfermata in Massachusetts, e Tim Kaine, scelto come vicepresidente da Hillary Clinton nella corsa presidenziale, riconfermato senza difficoltà in Virginia. Anche Bernie Sanders, sfidante della Clinton per il Partito democratico, è stato riconfermato senatore del Vermont, Stato in cui regna incontrastato. Il dato più importante di tutti, però, è la ricostruzione del “muro democratico” di Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, gli Stati che hanno garantito la vittoria a Trump nel 2016. Ora i candidati democratici hanno vinto le loro corse al Senato e quelle per governatori, tingendo nuovamente di blu – il colore del Partito – i 3 Stati.
Nella corsa per la Camera, invece, si profila superiore alle aspettative la vittoria democratica: i seggi necessari ad ottenere la maggioranza erano 218, e i democratici ne hanno già ottenuti 222 senza difficoltà. Il 27esimo distretto della Florida, considerato decisivo dal Partito, è stato vinto da Donna Shalala, ex ministra della Sanità di Bill Clinton, e altre vittorie importanti giungono dalla Pennsylvania e dal New Jersey. Dal Michigan e dal Minnesota, poi, arrivano le prime due deputate donne e musulmane della storia del Congresso: Rashida Tlaib, 42 anni, nel primo, e Ilhan Omar, 39enne, nel secondo. Ha fatto il pieno di voti, poi, nel distretto di New York la 29enne Alexandria Ocasio-Cortez, considerata da molti il più forte tra i nuovi volti del Partito democratico: nel suo distretto ha vinto con il 78% delle preferenze.
Importante, poi, anche la corsa per i governatori. Deluse le speranze di vittoria in Florida del democratico Andrew Gillum, sindaco della capitale Tallahassee, sconfitto per una manciata di voti dal repubblicano De Santis. Quello della Florida, swing state per eccellenza, resta però un segnale importante per il Partito democratico. Sembrano svanite anche le speranze di vittoria in Georgia per la democratica Stacey Abrams, che sarebbe stata la prima donna afroamericana governatrice di uno Stato USA. La corsa non è ancora considerata aggiudicata, ma il suo sfidante repubblicano Kemp è a quasi due punti percentuali di vantaggio. Bene invece per i democratici in Illinois e Kansas: il primo vinto con grande distacco dal democratico Pritzker, il secondo per una manciata di voti dalla democratica Laura Kelly. Nello stato di New York si riconferma il democratico Andrew Cuomo. E anche Maine e New Mexico, considerate sfide-chiave dovrebbero essere a breve assegnate al Partito democratico.

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