Addio alla Pernigotti

La Pernigotti, passata in mano turca nel 2013, ha annunciato la chiusura dello storico stabilimento di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, ma i vertici hanno fatto sapere che la produzione rimarrà in Italia ma verrà affidata ad aziende terze e che per i 100 lavoratori che andranno in cassa integrazione dal 2019 si cercherà un riposizionamento, anche presso i nuovi partner commerciali.

Il rinomato marchio della Pernigotti, eccellenza del Made in Italy nella produzione dolciaria, ha alle spalle una lunga tradizione di stampo familiare ma che con il tempo e la crisi non è riuscita a far fronte alle nuove globali dinamiche commerciali.

La storia di questa azienda inizia nel 1860 quando Stefano Pernigotti apre a Novi Ligure una drogheria rinomata soprattutto per la produzione di un pregiato torrone. Nel 1868 nasce ufficialmente la Stefano Pernigotti & Figlio, fondata insieme al figlio Francesco e specializzata nella produzione dolciaria.

Nel 1882 l’azienda riceve un importante riconoscimento: Re Umberto I concede alla Pernigotti di innalzare lo stemma reale sull’insegna e l’azienda diventa fornitore ufficiale della famiglia reale italiana. Paolo Pernigotti nel 1919 sostituisce il padre Francesco alla guida dell’azienda e nel 1927 darà inizio alla produzione del celebre gianduiotto, il cioccolatino italiano più rinomato. Lo stesso Paolo acquisterà nel 1935 la Enea Sperlani, azienda cremonese specializzata nella produzione del torrone e nel 1936 la Pernigotti inizierà la produzione dei preparati per gelateria.

Negli anni sessanta il figlio di Paolo, Stefano, gli subentrerà alla guida dell’azienda e  nel 1971 acquisirà la Streglio, specializzata nei prodotti a base si cacao. Ma negli anni ottanta un periodo di crisi porterà la cessione della Sperlani agli americani della H.J.Heinz Company. Nel 1995 Stefano Pernigotti, dopo aver perso i suoi due unici figli ed eredi, venderà la storica azienda di famiglia alla famiglia Averna. Nel 2013 l’azienda novese verrà venduta ai turchi della Toksoz.

Una lunga storia di tradizione, famiglia e prodotti di eccellenza tipica del Made in Italy ma che come altre aziende (Embraco, Melegatti, Beakert, Magneti Marelli, Hag) ha dovuto cedere il passo alla grande produzione e a schemi produttivi e di marketing che troppo spesso non tengono conto dell’identità di un’azienda familiare del calibro della Pernigotti.

I sindacati si sono mobilitati per difendere i diritti dei lavoratori ma anche con la speranza di salvaguardare la produzione facendola rimanere in Italia.

L’Italia dice così addio ad un altro grande marchio che insieme a tanti altri ha fatto grande il Made in Italy in tutto il mondo.

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